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PELLE D'ASINO
Pelle
d’Asino e una classica storia di cui molti conoscono il
titolo ma pochi i contenuti.
È stato per noi
affascinante entrare in questo mondo medioevale,
popolato da Re potenti e pazzi, da cortigiani ruffiani
ed affezionati e da un somaro fatato che ogni mattino,
col levar del sole, riempiva la sua lettiera non di
sterco bensì di scudi d’oro e di zecchini. Vale la pena,
allora, che ci sia ancor qualcuno che racconti ai più
giovani come tutta questa meraviglia sia poi finita in
malora, poiché la fortuna, “imperatrice del mondo”, può
voltare le spalle.

In questo delirio fiabesco
aleggia un sapore shakespiriano ove il re impazzito
ascolta il suo saggio buffone; ove una strega premunisce
il triste futuro del reame. Giovani innamorati si
trasformano in somari nelle notti di mezza estate, sotto
l’influsso magico di un sogno non ancora terminato.
E’ incredibilmente tutto irreale ma denso di verità con
personaggi molto caratterizzati per il ruolo che
ricoprono nel bene e nel male.
Così la fanciulla soprannominata Pelle d’Asino per
l’abito che la ricopre, ma soprattutto per l’umiltà e la
gioia che riempie la sua povertà, ha molto da insegnare
ai più esperti dottori in medicina che nulla sanno del
mal d’amore.
Così, a narrare le vicissitudini della figlia del Re,
divenuta povera e vestita solo del vello di quel
prezioso animale, è il più sfortunato personaggio che
vive a corte: il MATTO …ossia il buffone al servizio di
sua maestà per farlo divertire. Il Giullare racconta la
storia ma tutto è un po’ deformato ai suoi occhi di
gobbo, storpio e tonto.

Tutto diventa comico
poiché nella vita c’è bisogno di ridere anche delle
disgrazie per non naufragare nella tristezza e
comprendere cosa ci accade accettando e affrontando il
proprio destino.
Il trono centrale del re (simbolo di potere
incontrastato), è luogo di continua metamorfosi
scenografica, diventando tutti gli ambienti della storia
in una naturale suddivisione di spazi scenici e di
equilibrio narrativo.
I pupazzi, a grandezza naturale (manovrati a vista dal
giullare), riempiono queste scene che variano dalla
lussuosa reggia in porpora damascata alla stalla grigia
e semplice.
Lo spettacolo è come definizione una giullarata perché è
comico e scoppiettante di idee ed emozioni.
La rabbia e l’ilarità si mescolano nell’arte
giocolatoria ed affabulativa di chi, come unica risorsa
nella vita, ha il potere di dire la verità.
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