La messa in scena è
però stata ideata con tecniche di teatro di
animazione orientale, più precisamente: il teatro
delle ombre ove l'animatore dona in diretta la
propria voce ai personaggi (e non su base
registrata). La manipolazione di pupazzi in legno
(che prendono spunto dal bunraku giapponese) ed,
infine, il teatro dei pupazzi a filo del Tamil Nadu
(Sud India).

Quindi a voler
simulare un incontro di culture diverse e spesso
lontane fondendole insieme, l'operazione teatrale
nasce con la voglia dì parlare di ciò che è
"diverso" e ci fa paura perché sconosciuto.
Questa tematica di grande attualità, quotidianamente
presente e spesso vissuta in modo problematico viene
affrontata con dolcezza e proposta al giovane
pubblico in modo delicato e poetico lasciando
trapelare il forte messaggio di accettazione
reciproca, conoscenza e crescita, che deriva,
comunque, dall'incontro con gli altri anche quelli
di cui siamo timorosi e indifferenti. Lo spettacolo,
un magico gioco di luci e situazioni a volte comiche
a volte drammatiche, dura un'ora circa. E'
necessaria l'oscurabilità del luogo di
rappresentazione e richiede uno spazio scenico dì
almeno 6x3.